I Gilet Gialli e l’evocazione dello sciopero dei camionisti cileni

UnknownLa rivolta dei gilet jaunes francesi è stata accostata a quella dei camionisti cileni dei primissimi anni 70. Tra le tantissime differenze che intercorrono, una in particolare dovrebbe attirare l’attenzione: i capi dei camionisti cileni furono finanziati con oltre 2 milioni di dollari dalla C.I.A. (cioè con un quarto del budget che gli USA stanziarono per contrastare il governo Allende in quella fase). Al momento non risulta che né Trump, né la Cina né altri, stiano finanziando i camionisti francesi per destabilizzare la Francia. Al contrario in quegli anni si sapeva, anche se si ignorava l’importo, che gli Stati Uniti finanziassero il quotidiano El Mercurio e il gruppo parafascista Patria y Libertad, affinché contribuissero a sovvertire l’ordine democratico cileno. La differenza tra uno sciopero – seppure aspro e duro – e un colpo di stato è nel finanziamento. Lo sciopero lo pagano i lavoratori, i golpe gli stati destabilizzatori.

In Francia le istituzioni non parlano di golpe, ma il ministro degli Interni Castaner, ex socialista e fedelissimo di Macron, ha rilasciato dichiarazioni drammatiche. Des «appels à tuer et à se munir d’armes à feu pour s’en prendre à des parlementaires, au gouvernement, à l’exécutif et aux forces de l’ordre» ont été interceptés par les services de renseignement, en vue de la manifestation de samedi. «Le fusil d’assaut volé le 1er décembre dernier est toujours entre les mains des émeutiers»: devant les caméras, Christophe Castaner, n’a pas hésité, jeudi, à dramatiser une situation déjà hautement inflammable. En creux, on comprend du ministre de l’Intérieur que cette arme pourrait semer la mort samedi prochain, à l’occasion de «l’acte IV» de la mobilisation des «gilets jaunes».

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Più in generale, in queste settimane, il movimento dei gilet gialli francesi è stato paragonato al movimento gremialista cileno degli anni 70 (da gremio, unione, confraternita, corporazione).

Fu il giurista Jaime Guzman che nel 1967 in Cile fondò questo movimento conservatore – contrario alla riforma universitaria – con influenze corporativiste nazionaliste e cattolico-tradizionaliste, ilMovimento gremialista universitarioche con lo slogan “Nuevos hombres para una nueva Universidad“, conquistò la maggioranza dei voti all’università cattolica cilena. In poco tempo divenne un vero e proprio movimento di massa della borghesia, con una forte componente sindacale tra i minatori e i trasportatori, contro il governo di Salvador Allende. Un movimento che, a partire dai fatti del1972avrebbe avuto un ruolo importante nel conferire una base popolare e di consenso al golpe militare del 1973. Guzman – assassinato dal Fronte Patriottico Manuel Rodríguez nel 1991 – fu l’ideologo della costituzione pinochettista del 1980. Ma questo è un altro discorso.

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Jaime Guzman con Pinochet

Lo sciopero dei camionisti cileni avvenne tra il 9 ottobre e il 5 novembre 1972 e fu lo sciopero nazionale più vasto e imponente della storia cilena. Quando, all’inizio di ottobre 1972, il sindacato dei camionisti cileni decise di paralizzare il paese da nord a sud, fu pienamente consapevole della rottura che avrebbe prodotto nel governo di Allende. Sostenuti con quasi due milioni di dollari dalla CIA, l’associazione dei trasportatori e altri sindacati determinarono l’inizio della fine del Cile democratico.

Da due anni gli oppositori di Allende stavano perfezionando i loro metodi di sabotaggio fino a quando l’economia nazionale non esplose. Voci incontrollate incitavano le persone a ritirare i loro risparmi dalle banche, i beni essenziali sparivano dai mercati, omicidi e pestaggi da parte di neofascisti si susseguivano. In questo scenario era difficile immaginare che stesse per accadere qualcosa di peggio. Invece il 9 ottobre del 1972, il Cile fu sorpreso dallo sciopero dei trasportatori. Questa paralisi fu il preludio all’intervento delle forze militari in Cile.

Nel suo libro Las dos caras del golpe, Alfredo Barra ha individuato in León Vilarín Marín “il nuovo leader” che ha portato la Confederazione dei camionisti cileni a mettere in atto uno sciopero nazionale a tempo indeterminato del trasporto terrestre per immobilizzare il paese. León Vilarín Marín, con un passato socialista, adesso siede nel Pantheon dei pinochettisti.

Nel suo “Chile 1972-1973: Revolucion y contrarevvolucion”, Mike González presenta Vilarín come avvocato legato alla destra estrema cilena.  Nell’articolo “Lo sciopero che coronò la fine o la ribellione dei padroni”, Susana Rojas si concentra sullo sciopero dei trasportatori del 9 ottobre 1972 e definisce Vilarín “uno dei leader del gruppo paramilitare di estrema destra Patria y libertad“.

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Per il segretario Pablo Rodríguez PL promuoveva una rivoluzione nazionalista, corporativa e anticomunista, anticapitalista e antimperialista.

Il Frente Nazionalista Patria y Libertad è stata una organizzazione politica e paramilitare di estrema destra, attiva tra il 19971 e il 1990. Fu finanziata dalla CIA, fu promotrice del golpe dei carri armati (il fallito  “Tanquetazo”) e appoggiò il Golpe. I suoi membri confluirono poi nell’apparato  del regime in particolare nella famigerata DINA, Dirección de Inteligencia Nacional e nel movimento pinochettista.

dina

 

Ma torniamo a quel 9 ottobre del 1972, quando il presidente della Confederazione nazionale dei trasporti riuscì a riunire 165 sindacati dei camionisti, con 40.000 membri e 56.000 veicoli, per decretare uno sciopero a tempo indeterminato.

Come emerge nei documenti declassificati sull’azione della CIA in Cile, degli otto milioni di dollari che l’agenzia statunitense assegnò alla campagna di opposizione al governo di Allende, più di due finanziarono il disoccupazione dei capi.

Secondo i documenti declassificati della CIA, lo sciopero dei camionisti finanziato dagli Stati Uniti, definito il “colpo finale” e inserito nel cosiddetto “Piano Settembre”, aveva l’obiettivo di esasperare e “convogliare le masse”, e poi guidarle attraverso il “gremialismo dei padroni e la resistenza civile della borghesia”. Era programmato che un giorno prima dello sciopero, Nathaniel Davis, allora ambasciatore americano in Cile, inviasse un’informativa segreta al presidente Nixon per informarlo che “per proteggere gli interessi dell’opposizione, lo scontro” avrebbe potuto “essere inevitabile”. E così è stato. Degli 8 milioni di dollari che l’agenzia statunitense assegnò alla campagna contro il governo di Allende, più di 2 finanziarono la disoccupazione dei capi, el paro de los patrones, come fu chiamata l’azione golpista degli autotrasportatori.

Tuttavia, al di là di ogni altra considerazione, è veramente impossibile mettere sullo stesso piano i governi di Salvador Allende e quello di Emanuel Macron. E questo cercare di interpretare il presente con i fatti del passato, questo richiamarsi ossessivamente a categorie ormai storiche, questo cercare paragoni con contesti completamente diversi come quello tra il Cile degli anni 70 in piena Guerra Fredda e la Francia di oggi, è l’ennesimo segnale del disagio degli intellettuali davanti al mondo che cambia.

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