L’amico, gli ottimati e la Lega

 

Ho un amico che quest’anno ha votato Lega. Non è che non conosca persone che da anni votano Lega, ma questo mio amico del cuore non lo aveva mai fatto prima. Mi ha annunciato la sua scelta tempo fa. Per capirla, bisogna conoscere la sua storia. 

G., questa l’iniziale del suo nome, ha 50 anni, viene da una famiglia della tipica classe media romana: papà artigiano, madre casalinga, entrambi del PCI. Quando alla fine del liceo, nel 1985, passavano in radio E adesso la pubblicità di Claudio Baglioni, G. diceva che era la descrizione perfetta della sua famiglia: “Tua madre altezza media sogni medi, non si è rassegnata e neanche spera… tuo padre mani da operaio a vita che ride e gli si spacca il viso impallidito di TV”. 

Anche la casa, di proprietà, nella cintura semi-centrale della Capitale, rispondeva alla descrizione di Baglioni: “Nella città di antenne e cielo e luci grigie delle stanze”. Persino suo fratello sembrava uscito dalla canzone: “Un cespuglio di spini tuo fratello che pensa sulle unghie delle dita appitonato con un’aria da bollito”.

Era l’aria serena dell’Ovest: il Muro sembrava solido, i soldi circolavano, si investiva in Bot e immobili e si poteva essere comunisti senza più colpe. In casa entravano L’Unità e Il Manifesto. E la Tv era sempre accesa. Pippo Baudo conduceva Fantastico, un programma da 16 milioni di telespettatori, e il fantasma di Gramsci si era materializzato quando Pippo si era beccato del nazional-popolare dal presidente socialista della Rai.

G. cresce così senza traumi, si laurea in storia, inizia a pubblicare articoli e saggi, alcuni dei quali preziosi. Il dottorato toccherebbe a lui, ma gli preferiscono per anni altri candidati più supportati (leggi raccomandati). G. litiga con il titolare di cattedra (leggi barone) e molla l’università perché, sulla soglia dei 30 anni e al colmo della frustrazione, non può permettersi di non lavorare dal momento che nel frattempo il padre è morto. A quel tempo vota e milita con passione dentro Rifondazione Comunista. Collabora con varie testate giornalistiche e case editrici. È una persona brillante, acutissima e molto preparata nel suo settore. Insomma uno che, in un Paese civile che ha investito soldi nella sua formazione, avrebbe avuto una cattedra entro i 30 anni, un po’ di fondi per la ricerca, spazi e agibilità politica. 

“Invece il Paese è organizzato per garantire la riproduzione degli ottimati e mi hanno chiuso le porte in faccia. A me come a migliaia di altri”. 

Gli ottimati?

G. mi sorride: “Nella Repubblica romana, gli ottimati erano la fazione aristocratica che gestiva le clientele. Erano alleati con il Senato di Roma per conservare i privilegi nobiliari e per l’avversione dei ceti popolari. Gli ottimati, volevano limitare il potere delle assemblee della plebe ed estendere il potere del Senato romano, che era considerato più stabile e più dedicato al benessere di Roma. Napolitano, Scalfari, Asor Rosa, sono un esempio tipico degli Ottimati di oggi: quando il popolo vota qualcosa di diverso dal PD, allora bisogna cambiare il popolo. Come diceva anche Brecht: se il popolo non è d’accordo, bisogna nominare un nuovo popolo”. 

Con la crisi dell’editoria, dopo un decennio di piena occupazione, G. si ritrova senza lavoro. Così inventa una serie di lavori e lavoretti fino a quando non conosce una donna, si sposa e la segue in un paesino agricolo del centro-Italia dove lei vive e lavora. Lui ha ormai più di 40 anni. Nel paese G. fa il fattorino, dà qualche lezione privata, fa le pulizie nei giardini, avvia un catering che fallisce perché non regge i prezzi crollati a causa della concorrenza degli stranieri. 

Alla morte di sua madre G. eredita la seconda casa di Roma nella fascia semi-periferica della città affittata a un romeno (nella prima casa ci vive il fratello). 

In paese scopre una realtà che lo sconcerta: quel che resta del partito comunista, gestisce in modo clientelare ogni forma di impiego. G, che da tempo aveva abbandonato la politica attiva, smette anche di andare votare. E’ lo stato delle Coop. 

E già che c’è chiude anche il suo profilo social rompendo con alcuni amici storici: va bene la protesta, ma la sua “svolta” leghista non piace. Almeno a quelli del vecchio giro. 

Per una razionalizzazione interna (leggi licenziamento senza giusta causa e poi fammi causa), sua moglie perde il lavoro. Per fortuna la casa in paese è di proprietà, hanno messo qualcosa da parte e la madre di lei – pensionata – li aiuta. Ci sarebbe l’affitto di Roma se non fosse che l’inquilino, un romeno, ha smesso di pagare la pigione. Il comune di Roma nel frattempo però gli chiede i soldi dell’Imu e i risparmi finiscono per saldare il condominio arretrato (che naturalmente l’inquilino moroso non aveva pagato), le tasse elevatissime sulla seconda casa e l’avvocato che ha intrapreso la causa.

La coppia si ritrova a sopravvivere con una parte della pensione della madre di lei che nel frattempo si è ammalata di una malattia degenerativa e che loro hanno dovuto ospitare perché altrimenti avrebbero dovuto versare l’intera pensione per pagare la retta mensile della struttura socio-sanitaria che avrebbe accolto la madre. 

Cambierebbe qualcosa se l’inquilino moroso fosse italiano? 

G. mi guarda: “la questione della proprietà è quasi l’unica fonte di reddito, è essenziale in questa fase della mia vita. Questa ingiustizia mi sta facendo impazzire. Questo appartamento avrebbe dovuto rappresentare la mia backup solution, la mia pensione, in caso di problemi che poi, purtroppo, ci sono stati”. 

Si tratta di una palazzina di quattro piani costruita negli anni Cinquanta da una cooperativa a Pietralata. I genitori di G. ci hanno vissuto negli anni 60. Quando ci sono andati a vivere non c’erano servizi: per l’acqua c’era un pozzo condominiale, il gas solo con le bombole e intorno ampi pezzi di campagna ancora coltivata. La casa è grande: ha un salone doppio, tre stanze da letto, un bagno grande e uno piccolo, due terrazze, uno sgabuzzino e un retrocucina attrezzato a dispensa. È stata affitta a F., il romeno, con un regolare contratto a regime concordato scegliendo la soglia più bassa tra quelle possibili perché, nel tempo i servizi sono arrivati. “La cosa assurda è che ha un condominio molto esoso perché ci sono pochi condomini e c’è il riscaldamento centralizzato. Per venire incontro alle esigenze di F., l’abbiamo affittata mettendo nel contratto la possibilità di subaffittare.”

Per legge chi subaffitta deve inviare ai proprietari copia dei contratti di sublocazione. “Da accordi verbali F. avrebbe dovuto affittare solo le due stanze da letto che non occupava: una doppia che ha due letti singoli e un’altra, giusta per una persona. Insomma 4 persone in tutto incluso F., con due bagni. Non un sovraffollamento. F. è entrato ad ottobre e fino ad agosto l’affitto è stato pagato regolarmente, la sua quota di condominio arrivava direttamente a lui quindi non sapevo se la pagasse o no”. 

All’inizio di agosto è arrivata una garbata telefonata dell’amministratore per segnalare che gli altri condomini si lamentavano per aver sentito rumori di lavori edili e per segnalare un andirivieni di persone. 

“Ho chiamato F. e mi ha detto che in casa vivevano, oltre a lui, otto persone. Ho coinvolto un avvocato che gli ha intimato di registrare tre contratti di subaffitto (la cui somma copriva affitto, condominio e dava una rendita di circa 400 euro) e sbattere fuori il resto della gente pena un intervento della polizia e lui ha smesso di pagare. Quando è emerso che non aveva pagato nessuna rata condominiale è partito il procedimento di sfratto. Data della prima udienza a novembre. L’avvocato dell’inquilino ha chiesto il termine di garanzia, ossia un tempo – stabilito dal giudice che può andare da 30 a 90 giorni – per saldare il debito e proseguire nel contratto. Gli sono stati concordati 30 giorni ma la nuova udienza è stata fissata a gennaio perché in mezzo c’era Natale (sic) Ovviamente non ha pagato né le rate vecchie dell’affitto né il condominio. Alla fine l’atto è stato notificato – dopo un giro andato a vuoto perché il messo si è rifiutato di imbucare nella casella postale dell’interno della casa in quanto mancava il nome di F. – soprattutto perché l’avvocato della controparte ha chiamato il mio dicendo che l’inquilino sarebbe disposto a una mediazione che non interrompe il procedimento di sfratto”. 

E ora?

“Ora siamo messi come segue: 2500 euro dovuti al condominio (immagino li dovrò pagare io); affitti non riscossi scorso per 8 mensilità a 850 euro al mese; danni non calcolabili all’appartamento. Se la mediazione salta, i passaggi sono questi: passerà l’ufficiale giudiziario per concordare una data di rilascio della casa. Al secondo o terzo accesso – a seconda dei suoi tempi tra un accesso e l’altro possono passare anche 3 o quattro mesi – sarà chiamata la forza pubblica, l’ambulanza e il fabbro. Io ho già anticipato 1500 euro per gli accessi dell’ufficiale giudiziario. Ambulanza e fabbro sono obbligatori quando si va con la forza pubblica e sono a spese del proprietario. Invece, se va in porto la mediazione, F. lascerà l’immobile il primo aprile e io potrò vendere. Ovviamente oltre ai costi di cui sopra, abbiamo pagato l’avvocato (che per fortuna è un amico ma ci sono le spese vive: cancelleria, bolli ecc) e l’IMU ”. 

Ho capito, ma cambierebbe qualcosa se fosse italiano

F. ha una casa in Romania, ma non si può attaccare perché è in un altro Stato anche se lui è qui in quanto comunitario e quindi non ha bisogno di permesso di soggiorno o altro per restare. Non posso nemmeno rivalermi sullo stipendio della moglie che è un dipendente pubblico in Romania perché è di un altro stato e perché è in comunione di beni. Né sulla sua macchina, anch’essa in Romania. Se fosse italiano, dopo lo sfratto, non potrebbe più intestarsi uno spillo altrimenti potresti averlo per ripagare il debito e dovrebbe essere in separazione dei beni. 

Ovviamente se io andassi a vivere in Romania e mi comportassi come lui avrei lo stesso suo trattamento: non potrebbero entrare sui miei beni in Italia, ma non so nulla sulla loro legislazione sugli sfratti”. 

Quindi?

Il dato è politico: abbiamo creato una categoria di super cittadini. Tutti i comunitari (compresi gli italiani) che vivono dentro l’Unione europea possono impunemente: 1. non assicurare la macchina 2. non pagare l’affitto 3. andarsene lasciandosi dietro una scia di debiti senza che le loro proprietà nel Paese di origine siano attaccabili dai debitori.

L’unico motivo per cui (forse) questo stronzo verrà a una mediazione è perché ha una partita iva in Italia e ha interesse a continuare a lavorare qui. Significa che puoi entrare sul suo conto corrente di oggi o di domani finché non avrà saldato il debito. E questo sarà il prezzo che pagheremo (oltre ai mancati affitti) per riavere la casa  ad aprile invece che a data da destinarsi”.

Sì, ma a Roma c’è un’emergenza abitativa…

Lo sappiamo che a Roma c’è l’emergenza abitativa, ma questa viene scaricata costantemente sui piccoli proprietari i quali, se l’inquilino decide di non pagare (o non può pagare perché magari ha perso il lavoro), possono solo affidarsi alla legge e per uno sfratto esecutivo – senza minori, disabili o anziani coinvolti – ci vogliono due anni dalla sentenza di sfratto. Il buono affitto non ha funzionato visto che veniva erogato in modo discontinuo e nessuno vuole essere pagato discontinuamente. Edilizia popolare non se parla neanche. In più ora ci sono molti appartamenti – anche privati – occupati senza alcun titolo da disperati italici o direttamente stranieri usciti dai circuiti dello Sprar e compagnia. In quei casi la causa va ancora di più per le lunghe perché non c’è lo sfratto ma un normale processo. Inoltre le associazioni consigliano ai loro assistiti di dire che pagano l’affitto in nero. Capisci bene che è impossibile dimostrare di non aver ricevuto soldi in nero. Io sono fortunato: da contratto l’affitto è sempre stato pagato con bonifico bancario e tecnicamente la casa non è occupata ma si tratta solo di un moroso che non sloggia”. G. scrive su foglio di carta un nome: “Questo è un forum di piccoli proprietari. Puoi leggerlo anche se non sei iscritto. Alla sezione sfratti trovi cose da uscire pazzi”.

Perché hai scelto la Lega?

La risposta è lunga, articolata, di testa e di pancia e inizia dall’Europa, anzi da questa Europa. “All’ufficiale giudiziario è stata fatta arrivare, attraverso l’avvocato, sia la situazione clinica di mia suocera sia un quadro della nostra situazione finanziaria: i soldi dell’affitto servono in parte a mantenere la casa stessa, in parte per le cure di mia suocera e in parte a integrare il reddito del proprietario, cioè io, che sono disoccupato. La risposta è stata che il suo compito è tutelare i diritti dell’inquilino come fanno tutti i suoi colleghi.

Dopo quest’ultima esperienza, se non fossi ebreo e molto di sinistra, invece della Lega votavo direttamente per Forza Nuova. Salvini vuole uscire da questa logica e io la penso come lui. Rivoglio le frontiere”.

Ma tu eri internazionalista?

“Lo sono ancora. Ma senza l’unione politica, le nazioni europee più forti o più scaltre, curano i propri interessi e a farne le spese siamo noi italiani. Nel 2019 arriverà Draghi a prenderci gli ultimi risparmi: non si salverà nessuno. Se qualcuno vuole morire per questa Europa si accomodi, io no”.

Ma tu sei sempre stato antirazzista?

“Cosa c’entra il razzismo? I confini garantiscono gli aventi diritto. Per esempio chi ha bisogno di asilo politico. Quelli bisognerebbe andare a prenderli direttamente in Siria o nelle zone di guerra”.

E gli altri?

“Stai dicendo che l’Italia deve accogliere tutto il terzo mondo? No grazie. Gli africani li vedo ogni giorno buttati nella piazza del paese. Io mi faccio il culo per arrivare a fine mese e per loro si investono 35 euro al giorno. C’è qualcosa di perverso in questo sistema”.

Vuoi dire “prima gli italiani?”

G. mi guarda: “Io e te siamo sempre stati fautori dello stato sociale: perché la sinistra deve tutelare gli immigrati contro di noi?”

Anche l’Italia deve fare la sua parte. 

“L’Italia è un paese storicamente fragile, con una democrazia giovane, mai del tutto unificato. La criminalità organizzata controlla un pezzo crescente del territorio nazionale fin dall’unità nazionale. Le mafie controllano il litorale laziale, mezza Roma, parti importanti dell’Emilia e della Lombardia, cioè le zone ricche, da spolpare, e i sono infiltrate in Germania e in mezza Europa. Lo stato italiano è corrotto, assente, connivente. La grande migrazione è il colpo finale al paese”. 

E dalla Lega cosa ti aspetti?

“Una revisione dei trattati europei, la gestione dei flussi migratori, una più equa redistribuzione della ricchezza”.

E la flat tax?

“Non sono leghista, la flat tax è un’assurdità. Il mio problema è un altro. E io voto per chi garantisce la mia classe sociale”.

Ma anche la flat tax è contro la tua classe sociale.

“È vero, ma quella non riusciranno mai a farla. E invece il contrasto dell’immigrazione clandestina sì. Noi dobbiamo essere tutelati”. 

Gli italiani non fanno più figli, tu sai cosa significa il calo demografico, la natalità zero. Votando Lega tu agisci sugli effetti, non sulle cause. 

Io non posso più concedermi il lusso di questo ragionamento. E come me milioni di altri”. 

Come puoi immaginare, capisco buona parte di quello che dici, ma così facendo a sinistra si passa per rancorosi…

“Rancorosi? La trovo una definizione buffa. Così come il rancore non ha nulla a che vedere con l’esito elettorale del 4 marzo. Magari un po’ di odio politico, ma non il rancore. Ti girerò un link dove in prima tv la Fornero sostiene che una parte degli esseri umani sono un peso pubblico, ma non si sa come dirlo loro. Questo è odio: un ex ministro, attualmente docente in un’università sta dicendo che una quota parte del paese è un peso: ora non hanno coraggio a dirlo, prima o poi avranno coraggio di ammazzarci, di farci l’eutanasia con la scusa che siamo depressi. Monti continua a pontificare di pareggio in bilancio quando il paese ha le linee ferroviarie che si bloccano per due fiocchi di neve, molte strade e ponti in dissesto. Insomma opere pubbliche da manutenere mica il ponte di Messina. Per capire Fornero, Monti e Napolitano la politica è inutile, serve la teologia. Sono credenti (anche la Bonino, lo è) e i fervidamente credenti talvolta sono pericolosi. Sull’origine della crisi del 2008 oramai sono tutti d’accordo (mica Borghi e Bagnai, ma il centro studi della Bce e FMI): è stata una crisi di debito privato non pubblico. Monti per diminuire il debito, senza per altro riuscirci, ha ammazzato la domanda interna. L’Export è una bella cosa se le bilance commerciali sono in ordine, altrimenti fai danni: se tutti esportano troppo, presto o tardi l’importatore di ultima istanza (leggi USA) si romperà i coglioni e scatenerà una guerra commerciale. Altro che la Cina. I dazi sono un antipasto – e anche la precedente amministrazione Obama aveva dato segnali di disagio che né Germania né altri hanno voluto ascoltare. Tu non sei rancoroso, sei incazzato. Se al mondo mancassero gli arrabbiati, finirebbe di girare. Avremmo ancora il voto solo per censo e senza le donne. In Usa i neri viaggerebbero ancora in tram separati. Secondo te Mandela era rancoroso o un filo incazzato?

Sono – da anni – molto addolorato perché i Prodi, i Veltroni, i D’Alema i Bersani hanno preso 150 anni di storia del movimento operaio e l’hanno buttata al cesso. Non l’hanno aggiornata, modificata, ripresa: l’hanno buttata al cesso. Per questo mi sono traslocato a destra – non per rancore – ma perché la sinistra ha cessato di difendere interessi di classe. La mia. 

Sono contento se Enrico Letta vuole morire per Mastricht, come dice nel suo libro esilarante. Per quanto mi riguarda può fare come Palach e darsi fuoco, se lo desidera. Invece, il mentitore, desidera che siamo noi a morire per Bruxelles mentre lui si gode la cattedra a Parigi. I più entusiasti sostenitori della precarietà hanno contratti a tempo indeterminato. Sarebbero più credibili se si licenziassero. Non lo fanno. Invece vogliono fare i liberisti col culo degli altri. Se leggi Il Post.It ti prende un travaso di bile. Adesso, dopo le elezioni, ti dicono che gli italiani sono razzisti e che bisogna andarsene. Ma come? Appena tre anni fa il PD ha preso il 40% alle europee, e adesso, in tre anni, sono diventati tutti razzisti? E cos’è successo? Qual è il motivo, se lo chiedono questi figli di papà? Morissero loro per il pareggio di bilancio”.

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