Santiago, Moretti

 

IMG_5614.jpg

Avevo una faccia così sbattuta che al Nuovo Sacher avrei potuto anche dire di avere 65 anni per pagare il biglietto ridotto da 5€ e mi avrebbero fatto entrare. 

A vedere Santiago, Italia sono andato da solo perché chi avrebbe potuto accompagnarmi è in Cile oppure non c’è più.

Attraverso una decina di interviste, il film ripercorre sommariamente le fasi del governo di Unidad Popular di Allende, il rapporto Church, la politica di cospirazione e sedizione per destabilizzare il presidente, fino al golpe. E poi Allende che si suicida per evitare la guerra civile (che in realtà non sarebbe stata possibile perché i partiti di UP non erano armati seriamente), lo Stadio, le torture, i rifugiati nell’ambasciata italiana arrivati in Italia con un salvacondotto. 

Gli Inti-Illimani purtroppo si vedono solo in filmato d’epoca, di striscio, un particolare dei volti, e poi le scarpe, al Palasport di Roma, così come i Quilapayun (con Gian Maria Volonté per la Cantata de Santa Maria de Iquique – https://www.youtube.com/watch?v=MtmtrmdSaQQ) e all’inizio, con La Batea allo Stadio Nazionale (https://www.youtube.com/watch?v=2LDzHqFZfCo)

 

Italia-Cile tra sogno e realtà

“Nel 1973 l’Italia era un paese magnifico, politicamente molto vicino al Cile di Allende”, dice sognante uno degli intervistati ricordando la solidarietà che si strinse intorno agli esuli che dall’ambasciata italiana in Cile con un salvacondotto furono accompagnati a Roma. “Ci portarono in un albergo sulla via Aurelia, ci diedero dei soldi, contatti per il lavoro… non avevo mai visto Roma, non ero mai stato fuori dal Cile”. 

Anche se nel ddocumentario di Moretti non viene ricordato, il grosso del lavoro di accoglienza e smistamento dei rifugiati, specie nelle regioni rosse lo fece però la rete del partito comunista italiano (Giancarlo Paletta era il responsabile della commissione per la politica internazionale). 

Ma cos’era l’Italia in quegli anni? Dalla fine del 1973, come il resto dell’Occidente, l’Italia stava entrando in un’enorme “crisi economica” caratterizzata dalla stagflazione (inflazione e stagnazione): prezzi alti, profitti bassi, aumento della disoccupazione,originata dalla “crisi energetica” a seguito dell’attacco contro Israele (sostenuto dagli USA) di Egitto e Siria spalleggiati dai paesi arabiappartenenti dell’OPEC che bloccarono le esportazioni di petrolio verso Stati Uniti ePaesi Bassi fino al 1975. Il prezzo del petrolio aumentò del 70%. Per tamponare, inItalia il governo DC di Rumor varò un piano nazionale, l’“austerity economica”, sostenuto dal PCI di Berlinguer che prevedeva il divieto di circolare in auto la domenica, la fine anticipata dei programmi televisivi e la riduzione dell’illuminazione stradale e commerciale (oltre alla riforma energetica per la costruzione di centrali nucleari per limitare l’uso del greggio). 

Nel 1973, in Italia, vigevano ancora pezzi del Codice Rocco di epoca fascista che forniva fondamento giuridico, tra gli altri, al “delitto d’onore” e al “matrimonio riparatore” (aboliti solo nel 1981). Nel meridione c’erano movimenti sociali autorganizzati di protesta per cercare di fare uscire il Sud dall’arretratezza atavica. A Napoli ci fu un’epidemia di colera mentre i nascenti “comitati di quartiere” chiedevano la costruzione di un sistema fognario adeguato ed elementari misure di igiene pubblica. In quegli anni l’Italia conobbe il terrorismo rosso (80 le persone uccise tra il 1974 e il 1985), stragi di stato e strategia della tensione (dal 1969 al 1975 si contano 4.584 attentati, l’83% di chiara impronta della destra eversiva cui si addebitano ben 113 morti, cui 50 vittime delle stragi e 351 feriti e la protezione dei servizi segreti verso i movimenti eversivi appare evidente). Infine quelli sono gli anni del dissesto idro-geologico del territorio nazionale e dell’espansione urbanistica incontrollata. 

L’Italia era un paese magnifico solo nei ricordi degli esuli cileni scampati alla morte. 

“Girando per l’Italia, da Napoli a Bologna, incontro persone che mi raccontano quello che facevano per il Cile in quegli anni. Non c’era un italiano che non fosse impegnato per il Cile”, racconta un intervistato (Carrasco?) racconta sorridente e sognante.

Questa percezione soggettiva suscita un ricordo personale. Quando ci fu il Golpe avevo 7 anni. Mio padre era direttore della Scuola Sindacale di Ariccia per la formazione dei quadri della Cgil. Il Cile fu effettivamente il fulcro di moltissime azioni di solidarietà. Io stesso, seppure bambino, ero impegnato a fare pacchi per i bambini cileni (come si può vedere in questo servizio della Rai del 1977 https://www.youtube.com/watch?v=MUG5J48Eptc). Ma a parte me, nella mia classe delle elementari, a Frattocchie, o in quella delle medie a Genzano (governata dal sindaco comunista Gino Cesaroni), nessuno tra i miei 30 compagni sapeva cosa fosse successo in Cile. Certo, quando andavamo nella sezione del PCI, quando andavamo nelle sedi sindacali o al Circolo Arci Victor Jara, tutti sapevano della tragedia cilena, ma fuori dal nostro circuito, che per quanto ampio potesse essere rappresentava solo il 30% del Paese, il Cile era un’espressione geografica. 

 

Gli esiliati cileni in Italia: tante lacrime, tanto cuore, pochi fatti

L’ambasciatore Calamai intervistato da Moretti, equipara gli esuli cileni ai migranti che oggi arrivano in Italia. “Scappavano come scappano oggi dall’Africa”. È la tesi del film. 

Nel periodo 1973-1990 gli esiliati cileni in totale nel mondo furono 200.000 (Jorge A. Schiavon; Jorge Durand (21 de agosto de 2014). Perspectivas migratorias: Un análisis interdisciplinario de la migración internacional. Centro de Investigación y Docencia Económicas. p. 22)

In America Latina migliaia di esuli andarono in Messico, Cuba (data la relazione stretta tra Allende Fidel Castro) e Venezuela.

In Europa gli esuli cileni furono protetti dall’orbita sovietica e specialmente nella Repubblica Democratica Tedesca che fu quella che ne ospitò di più (oltre 7.000), la stessa URSS e poi, nell’ordine, dalla Svezia (a questo si deve il fatto che la comunità cilena in Svezia sia oggi la più grande in Europa con i suoi 60.000 membri), dalla Francia, dall’Italia e infine dalla Spagna dopo la morte di Franco nel 1975.

A conti fatti in Italia arrivarono poche migliaia di esuli cileni, forse 3.000. 

Oltre all’evidente differenza di numeri (poche migliaia contro 5 milioni e mezzo di stranieri oggi residenti), c’è il contesto storico e politico determinato dalla Guerra Fredda, senza il quale il quadro risulta incomprensibile. L’Italia (la Francia) e il Cile erano intimamente legati da una fratellanza politica. In quegli anni il PCF è al 21%, il PCI oltre il 30%, il segretario di stato Kissinger non vuole un presidio comunista in Cile, cioè nell’area di influenza americana. Il Golpe diventa anche un monito per l’Europa che sta per spostarsi a sinistra. E ai partiti comunisti e social-democratici europei non resta che accogliere 15 forse 20.000 rifugiati in tutto o, come nel caso del PCI, cambiare linea politica e tentare il “Compromesso storico” con la DC. Sarà un bagno di sangue. 

Consumismo e individualismo sono i mali che affliggono la società oggi”, dice alla fine un intervistato. Tra me penso: chissà come mai la riprovazione morale contro il consumismo avviene sempre quando al governo c’è la destra mentre quando tocca alla sinistra, gli intellettuali di settore tacciono… sarà per realismo, senso di responsabilità o doppiezza? 

L’Italia mitica (e lacrimosa) dipinta da Moretti con la selezione delle sue interviste , non è mai esistita se non nella rappresentazione di un pezzo (allora consistente oggi residuale ma ancora molto presente nei Cda dell’industria culturale) della società italiana. 

Per quanto riguarda il Cile, non sappiamo come sarebbe andata senza il finanziamento di 8 milioni di dollari della CIA (due dei quali per finanziare lo sciopero dei camionisti) e senza il Golpe di Pinochet. Sappiamo, come racconta nel film il lucidissimo regista cileno Patricio Guzman, che quando lui e la sua troupe sono usciti in strada quel maledetto 11 settembre del 1973, la gente applaudiva gli aerei che bombardavano il palazzo presidenziale de La Moneda. A riprova che l’opposizione a Allende era vasta.

Alla fine del film scatta un timido applauso. Quando si accendono le luci qualcuno ha il ciglio umido. 

Fuori ripenso che nel film Moretti fisicamente non appare (quasi) mai, a parlare è la sua retorica. Il nuovo slogan “io non sono imparziale” è una variante del: “io mi troverò sempre d’accordo con una minoranza”. 

Qui è rappresentata l’Italia migliore”, dice una signora uscendo dalla sala alla fine del film. 

In fondo è sempre la stessa ossessione di essere (stati) la “meglio gioventù”, da Pasolini a Tullio-Giordana, insomma quella che adesso descrive l’Italia come un paese affetto  da una nuova patologia, “sovranismo psichico”. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: