Santa Maria de Iquique

Señoras y Señores venimos a contar aquello que la historia
no quiere recordar. Pasó en el Norte Grande, fue Iquique la ciudad.
Mil novecientos siete marcó fatalidad. Allí al pampino pobre mataron por matar.

Inizia così la Cantata Santa Maria de Iquique composta da Luis Advis nel 1968 in memoria del massacro di migliaia di minatori del salnitro (pampinos) cileni, peruviani eimages-1 boliviani il 21 dicembre del 1907 nella scuola Santa Maria a Iquique, città natale di Advis.

 

La cantata è stata registrata la prima volta dai Quilapayún nel 1970 ed eseguita dal vivo  in occasione del secondo Festival de la Nueva Canción Chilena nello Stadio Nazionale di Santiago. Il clima era quello delle elezioni presidenziali che vedevano contrapposti i candidati Salvador Allende contro Jorge Alessandri. Fu un successo enorme.

 

Vamos mujer, partamos a la ciudad. Todo será distinto, no hay que dudar.  No hay que dudar, confía, ya vas a ver,  Porque en Iquique todos van a entender. 
Toma mujer mi manta, te abrigará.  Ponte al niñito en brazos, no llorará 
Largo camino tienes que recorrer, atravesando cerros, vamos mujer.

Dopo il Golpe del 1973 le copie della cantata furono distrutte. I Quilapayún andarono in esilio in Francia dove incisero nuovamente l’opera nel 1978 su un testo parzialmente modificato dallo scrittore argentino Julio Cortazar Unknown-1senza l’approvazione di Advis che disse: «Non mi piace che mi correggano i testi senza chiedermelo; peraltro in nessuna parte uso la parola pueblo come la usa Cortázar. Ero così arrabbiato con questo signore che stavo per scrivergli una lettera, ma non feci in tempo perché lui morì il mese dopo.»

 

 

Fu il generale Roberto Silva Renard, Roberto_Silva_Renard_(2)comandante dell’esercito durante la guerra del Pacifico e della guerra civile cilena, che ordinò il massacro degli oltre 2.000 minatori (3.600 secondo le stime più cupe) in sciopero uccisi insieme con le loro mogli e figli.

 

Nel 1975 Gian Maria Volonté recitò alcuni brani della Cantata con i Quilapayùn nel palazzetto dello Sport di Roma.

IMG_5680

Unámonos como hermanos que nadie nos vencerá. Si quieren esclavizarnos, jamás lo podrán lograr. La tierra será de todos también será nuestro el mar.
Justicia habrá para todos y habrá también libertad. Luchemos por los derechos
que todos deben tener. Luchemos por lo que es nuestro, de nadie más ha de ser.

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